Un viaggio nel misterioso mondo di uno sciamano del 2000!
Salve amici, voglio regalarvi un piccolo pensiero per aiutarvi a vincere la vostra "battaglia" quotidiana.La Via di chi combatte per
Tutto quello che ci spinge ad agire apparentemente è mosso dalla Logica, ma di base, prima della Logica stessa, esiste il nostro "IO" preesistente, parte sempre presente che era ed è prima di noi, programmata ad un duro colpo, sensibile alle varie avversità e pronta alla difesa dei deboli, indipendentemente dalle circostanze esterne.
Le cose, infatti, vanno provate sulla propria pelle, e, poi, solo così si può comprendere la gioia e il dolore altrui.
Lo Sciamanoverde
Il Fuoco è sempre stato per l’uomo motivo di fascinazione e di stupore.
Tutti i bambini sono affascinati dal fuoco istintivamente e spesso bruciano qualcosa per ottemperare al loro desiderio inconscio di accendere il Fuoco.
Per i più grandi il Fuoco è sinonimo di calore e di energia.
Per i più attenti, invece, il Fuoco è l'espressione della Forza Vitale che non solo mantiene in vita ogni cosa, ma che dissolve e purifica.
Per uno Sciamano il Fuoco è il simbolo della vita stessa che deve crescere nel cuore di un Guerriero, prima lentamente, poi in modo divampante; poi, deve bruciare le sue carni e la sua anima fino alla trasformazione in un elemento corporeo inossidabile e lucente, emanante codici elettivi e superiori.
Il Fuoco è l'immagine di un Essere che subisce la trasformazione la più radicale di se stesso, annullandosi senza morire, per forgiare un elemento indispensabile per la costruzione di un Futuro più nobile e più equo per la specie Umana.
La sua struttura subisce un processo di combustione che lo purifica da tutte le impurità e che gli permette di proiettarsi nel mondo terreno, "seccando" con la sua fiamma le radici delle piante che producono disarmonia, negatività e dolore; trasformandolo in un "Guerriero Impeccabile" il cui sguardo è luminoso e fiammeggiante, il cui corpo è duro e forte come l'acciaio, ma soprattutto la cui Anima sarà dolce e profumata come il Miele.
Buona notte,
dallo Sciamanoverde
Poveri bambini, sempre più rari, sempre più insidiati.
Più di ventimila casi di pedofilia all'anno, solo in Italia e solo tra quelli denunciati, sono un'emergenza nazionale.
E innescano una psicosi di massa che è comprensibile: quanti nonni, quante mamme, quanti padri si sentono insicuri e invocano atti esemplari o riti sacrificali.
Ho rispetto per coloro che chiedono la pena di morte, non sono belve assetate di sangue, sono vittime di un'umanità ferita, si rivoltano con tutta l'anima davanti allo spettacolo indecente di un bambino seviziato e bruciato, davanti all'atroce sofferenza di due, quattro, genitori distrutti e abbattuti su una piccola bara bianca.
Vogliono fermare il male e non vanno considerati come antropofagi feroci.
Trovo grottesco, davanti a questo reale sgomento di popolo, sentire il ministro Tal dei tali uscirsene con il difensore civico per i bambini.
E già, facciamo una bella legge, inventiamoci un parafulmine istituzionale, un bel Tutore burocratico e passa la paura.
Basta inventarsi un telefono azzurro dal volto umano, anzi basta cambiar nome al telefono azzurro e chiamarlo Difensore civico e la pedofilia è servita.
Via, non potete con questi astratte medicine curare una malattia sociale così diffusa e criminale.
Il vostro è un palliativo ipocrita, è un difensore cinico.
Proviamo a ragionare.
La prima cosa da dire è amaramente rassicurante: la pedofilia non nasce con Internet o con la modernità.
Purtroppo è un vizio antico, comune alle società arcaiche e contadine. Ce n'erano di casi del genere in passato, forse non così tanti ma era un vizio diffuso, come i rapporti sessuali con gli animali. Soprattutto nelle campagne e devo dire anche nei seminari e nelle sacrestie: ricordo con orrore gli atti che si conservavano nella canonica di un paese, i processi ecclesiastici in pieno seicento contro sacerdoti e seminaristi accusati di pedofilia.
Ricordo figli di contadini e di pastori rimasti "disturbati", come allora si diceva, perché da bambini avevano subito violenza sessuale.
Allora, forse, si uccidevano meno bambini (forse perché c'era meno terrore che le vittime poi parlassero) e magari si uccidevano più pedofili: uccisi più raramente dalla legge, più frequentemente dai famigliari del bambino o anche dai propri che se ne vergognavano.
La seconda cosa è che la prevenzione e il controllo sociale sono una gran cosa e vanno fatti subito, ma non bastano.
Servono per arginare il fenomeno, per curare e prevenire, ma non facciamoci illusioni.
Il male si ripeterà. E, ha ragione chi dice che non è con una legge che si può fermare il male, soprattutto quando esso è endemico, radicato.
Però è anche vero che non possiamo limitarci solo a contemplarlo o a biasimarlo. Bisogna reagire.
Già, e come?
Chi si è già macchiato di atti di pedofilia va messo in condizioni di non nuocere. Neutralizzare la sua sessualità, anche chimicamente, non è incivile: incivile è non rispondere adeguatamente ad un pericolo di questa natura. Posso capire le società agricole dove l'alternativa era tra l'omertà e l'assassinio, il regolamento personale o il fatalismo sociale.
Ma in una società che si reputa evoluta no.
Così come non è una barbara limitazione dei diritti, rendere nota, segnalare la pedofilia: braccialetti elettronici, registrazioni e schedature per i pedofili pericolosi e anche ricoveri, sono l'unico modo per controllare il fenomeno.
Risposte concrete che servono non solo per arginare il fenomeno della pedofilia, ma anche la sua psicosi, le reazioni che può innescare l'assenza di interventi.
I linciaggi e le paure della gente nascono proprio da lì, dalla sensazione che non ci sarà una pubblica, legittima difesa dello Stato.
A cui si aggiunge la sensazione che prima o poi i pedofili saranno rimessi in libertà, per buona condotta, per decorrenza dei termini o qualche altro inghippo burocratico o per altre leggi perdoniste.
Il caso del pedofilo romeno di, accaduto oggi a Civitavecchia, ladro di bammbini e pedofilo già provato, oltre che immigrato clandestino non espulso, pesa sulla coscienza del permissivismo.
E qui, se permettete, scatta un'altra questione di fondo: c'è un clima favorevole alla pedofilia.
Su, non giriamo intorno, diciamo la verità: si respira troppa morbosità sessuale in giro, in video, nella vita; si benedice troppo la trasgressione e la pornografia, si ripete da troppe parti che prima di tutto c'è il piacere.
La famiglia diventa per le fabbriche della nuova morale una variabile secondaria e arretrata dell'accoppiamento.
Anche chi ama il sesso e lo pratica con felice assiduità non può disconoscere che la nostra sembra una società di maniaci sessuali: si usa il sesso dappertutto, perfino per vendere le brioscine.
E poi si respira troppa violenza, troppo compiacimento per il sangue e per l'efferatezza.
Sesso e sangue diventano una miscela devastante.
Chi osa sollevare la questione passa per bigotto e antimoderno.
Ma c'è una legittimazione culturale e sociale, quasi un incoraggiamento pubblico e multimediale, a godere come pazzi e chi se ne frega del resto.
Questo probabilmente non crea comportamenti criminali, ma sicuramente li favorisce, fa cadere le ultime distinzioni tra il bene e il male, fa crollare gli ultimi freni inibitori; che sono un bene, e invece nella sociologia corrente passano per un male, al punto che oggi si dice malato non chi è sfrenato ma chi si frena: ha complessi, poverino, è da curare o da isolare.
Poi non lamentatevi se crescono i pedofili e se le folle esasperate si danno al linciaggio: entrambi pensano che il miglior modo per vivere nella nostra società sia sfogare tutto e subito, consumare crimini e vendette sul posto, come in un picnic della barbarie.
Boh, non so che pensare,
Buona notte dallo Sciamanoverde !
Rispondo pubblicamente ad un amica del Blog perchè penso che sia bello ed utile fare un atto di fede. Su che cosa?
Ma sulla vita naturalmente!
Lei mi ha scritto raccontandomi alcune esperienze di contatto "medianico" e della relativa paura che l'impatto di questi fenomeni hanno sull'anima e sulla mente di chi ne fa l'esperienza. Ed io le voglio rispondere così con entusiasmo.
Cara amica, cosa c'è di più bello dello scoprire che la morte non esiste, ma è semplicemente un esodo mentale.
Tutto è coscienza o consapevolezza o luce, come è accaduto quando hai visto il tuo amico Carmelo nella dimensione parallela.
Luce e coscienza che non possono finire con il corpo.
Nemmeno la materia finisce , ma si trasforma in una forma di coscienza molecolera ed atomica che, attraverso le reazioni fisiche e sottili, si ricoagula e crea nuove forme e strutture portanti per coscienze che si rimanifesteranno per l'Eternità.
Che dirti di più, o dolce anima, se non di non aver paura della Morte: la morte non esiste nè le sciocche credenze a riguardo.
Esiste solo la vita-morte, una medaglia con le stesse faccie, che , come un cerchio, non ha inizio nè fine. Ex morte, vita"....e viceversa.
Del resto, basta tenere tra le braccia il tenero, indifeso, pulsante corpo di un neonato per assaporare e sentire l'odore della Eternità!
Ed, in quei pochi momenti di tenerezza e di vero amore, accarezzando un gattino abbandonato e bagnato dalla pioggia o piangendo per un piccolo animale schiacciato da un automobile o, ancora, vivendo un estasi semplicemente percependo la bellezza della Natura o la grandezza di un Opera d'Arte, allora sì, unendoti con tutto ciò che esiste e che ci appartiene, allora sì che non puoi avere dubbi e ti rendi conto che questa vita è eterna, perchè percepisci ciò che l'uomo non può conoscere, ma soltanto vivere ovvero Dio.
Arrendiamoci, dunque, a Lui, perchè la sua Eternità non solo ci sovrasta e ci circonda, ma sopratutto ci appartiene, è dentro di noi e ci compenetra."
Mario Amerini
Il sognatore
Da un detto Sciamanico: Un sogno riempie l'Eternità
L'uomo comune pensa, l'uomo di genio sogna!
Sognare fa bene, sognare fa male
Il male non è sognare ad occhi aperti, ma costringere gli altri a fare i nostri stessi sogni.
Il sogno è la nostra trascendenza personale, la nostra eternità provvisoria, l’aldilà che abita dentro di noi o a due passi dalla nostra mente.
Non disturbate i sognatori; stanno dialogando con dei, fate e demoni.
Chi coltiva il sogno da svegli, emana un’aura, un carisma: è visibile in lui l’impronta dell’ invisibile.
Buona notte, vi auguro buoni sogni